Il prigioniero libero
Il Cav. condannato riunisce i suoi e chiama la mobilitazione generale
E’ il giorno dopo la sentenza Mediaset, il videomessaggio di Silvio Berlusconi corre di schermo in schermo, l’esecuzione della pena è firmata (e sospesa), il Senato riceve la notifica del provvedimento e il premier Enrico Letta dice: “Interrompere ora l’attività di governo sarebbe un delitto, io lavoro nell’interesse del paese che non sta nel logoramento”. Dopo un lungo vertice ristretto, il Cav. riunisce dirigenti, deputati e senatori a Montecitorio. Dal vice premier Alfano in giù, tutta la compagine governativa e di Palazzo si proclama dimissionaria, c’è chi vorrebbe scendere in piazza già domani.

E’ il giorno dopo la sentenza Mediaset, il videomessaggio di Silvio Berlusconi corre di schermo in schermo, l’esecuzione della pena è firmata (e sospesa), il Senato riceve la notifica del provvedimento e il premier Enrico Letta dice: “Interrompere ora l’attività di governo sarebbe un delitto, io lavoro nell’interesse del paese che non sta nel logoramento”. Dopo un lungo vertice ristretto, il Cav. riunisce dirigenti, deputati e senatori a Montecitorio. Dal vice premier Alfano in giù, tutta la compagine governativa e di Palazzo si proclama dimissionaria, c’è chi vorrebbe scendere in piazza già domani. Il capogruppo al Senato, Schifani, si spinge oltre: “Chiederemo al Quirinale di restituirti la libertà”. Risultato: il Pdl si lancia nell’iniziativa per “il ripristino dello stato di democrazia”. Traduzione: richiesta (lunedì) di grazia immediata per Berlusconi.
Tutto ciò mentre il Pd misura il grado di accordo interno con la linea lettiana dell’“avanti tutta”. Riecheggiano ancora, forti, le parole del presidente Giorgio Napolitano (rispettare la magistratura, riprendere in mano, ma in Parlamento, la riforma della giustizia). Parole che dovrebbero limitare il raggio d’azione del Pdl, mobilitato attorno al leader condannato, e anche quello di un Pd bifronte tallonato dall’ex amico Nichi Vendola, oltre che da Beppe Grillo. Ma il Pd, con il segretario Guglielmo Epifani, cede agli inquieti al grido di “rendere applicabile la sentenza” e si tende all’estremo limite per contenere, nell’imminenza di un voto sul Cav. in Giunta e poi in Senato, la voce di chi vorrebbe accelerare la resa dei conti con l’avversario-alleato. Il fronte forcaiolo è posseduto dalla iattanza belluina di Grillo: non vi azzardate a riformare la giustizia “insieme al partito capeggiato dal delinquente”, scriveva ieri sul suo blog.
Ed è proprio dalle braci della battaglia riformista sulla giustizia che il prigioniero Berlusconi, bon gré mal gré, ha deciso di far rinascere la sua Forza Italia: partito di governo, finché possibile, ma già in campagna elettorale: “Le elezioni possono arrivare presto, non voglio essere io a provocarle, ma dobbiamo vincerle”.